"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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shock.
e chi non ci crede, chi dice che è matto e chiama la neuro, chi è scettico e montagne e mari nuovi cosa sono, sono nient’altro che trucchi, chi ci crede e non lo dice. chi ci crede davvero e lo segue: è già molto più raro.
fatto sta: la strada c’è. e andarci sopra è questione di gusti e di voglia. e comunque, volenti o nolenti, i conti con lei, da adesso in poi, si cominceranno a fare per davvero.
colombo, un giorno, sconvolse le placide menti dell’epoca affermando a gran voce che lui sì che sapeva come arrivare nelle indie: facendo la strada dall’altra parte.
e chi non ci credeva e lo pigliava per il culo, chi diceva che era matto e non ha chiamato la neuro solo perché all’epoca non l’avevano ancora inventata, chi era scettico e si piangeva addosso con storie di cadute nel nulla e mostri vari in attesa di un pranzo di uomini e punizioni divine per aver osato pensare di sfidare…. chi ci credette davvero, invece, e gli affidò tre caravelle. alla fine vinse lui. e chissà cosa poteva ancora scoprire se solo l’america non gli si fosse messa per traverso.
galileo e copernico, un giorno, sconvolsero le abitudinarie credenze dell’epoca affermando a gran voce che, nell’universo, non era la terra il centro di tutto – e di conseguenza nemmeno l’uomo -, che era un po’ come dire che tutti si erano sempre sbagliati fino a quel punto lì, con buona pace di precetti religiosi comuni e avallati e fatti obbligo di legge.
e chi non ci credeva e gli tentava di dimostrare non scientificamente qual era la reale realtà, chi diceva che eran matti e non chiamarono la neuro ma l’inquisizione, che a conti fatti era pure peggio, chi era scettico e neanche quelli se la passavano molto meglio. chi ci credeva ma lo diceva sottovoce che eppur si muove, perché sì, in fondo han ragione loro, ma date le circostanze al contorno, a volte eccessivamente focose, si reputava meglio salvare l’onor della propria pellaccia che quello della scienza. alla fine vinsero loro. e tante scuse, con capi cosparsi di (rada) cenere e riabilitazioni, ovviamente postume.
elvis e i beatles, in un decennio, sconvolsero le assodate convinzioni musicali dei contemporanei, suonando semplicemente in modo diverso le stesse sette identiche note di sempre.
e chi non ci credeva e diceva che ai sordi non dovev’essere permesso di suonare che poi si sentono i risultati, chi diceva che erano matti e ai concerti non ci andava ma ci mandava la neuro sperando che…, chi era scettico ma comunque li ascoltava lo stesso che sia mai che. chi ci credeva e per questo lo urlava, lo danzava, lo testimoniava, a tutta voce, a tutto corpo, a tutto tempo, andandoci, ai concerti. alla fine vinsero loro e pazienza se oggi paghiamo quella loro intuizione con le spice girls e tiziano ferro (a certa gente va davvero spiegato che, se sei strapiombo, non è il caso di mettersi a scavare strade di raccordo)
con l’arte è esattamente la stessa cosa. e quello che ne è nato lo abbiam chiamato avanguardia. in pratica, uno tsunami nel concepire e indirizzare e fare materialmente arte. il tutto accadde per i primi quarant’anni del 1900. e l’onda lunga dei nuovi paesaggi ci arriva ancora qui, ai nostri tempi.
con l’amico tristan, si pensava di fare questo: prendersi giusto il tempo di mettere qualcuna di queste avanguardie sotto la lente del microscopio e di vederci chiaro, con i nostri occhi, che montagne, che pianure, che mari si vedono da lì. e di stupircene un po’, che fa sempre bene. abbiamo pensato di farlo a post alterni: un po’ qui e un po’ là. per vedere lo strano effetto che fa.
(prego, signore e signori, siete pregati di accorrere numerosi e di prendere posto. ah, le cinture di sicurezza, allacciatele, è meglio…)
