"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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la scena, bisogna immaginarsela grossomodo così.
le montagne, quelle alte alte, che ti guardano di sottecchi con le cime tra le nuvole; quelle coi fianchi dolci e ammantati, un po’ neve un po’ boschi un po’ prati; quelle che ti aspettano, ti accolgono, ti cullano e poco a poco sai già che ti entreranno in circolo e sarà difficile farle schiodare dal campo visivo dei propri ricordi e prossimi orizzonti. quelle del trentino, ad esempio. in val pusteria, più precisamente.
e poi succede che ci sia come una specie di richiamo o un istinto innato o un magnete pulsante proprio lì intorno, per cui, precisi come un metronomo svizzero, novantanove cori 99 si riversino tutti insieme, gomito a gomito, per tre giorni tre, ad occuparne fondali e proscenio in ogni ordine di posto a disposizione. una transumanza di cori, se vogliamo. il sogno di tutti i collezionisti di cose grandiose.
ad avere davvero la possibilità di librarsi a volo radente o anche solo la prospettiva dei monti, ciò che si sarebbe potuto vedere, da lassù, era quello che neanche i pittori impressionisti dell’ottocento potevano andar raccontando: macchie di colore vivo e pulsante – un romanzo per pupille golose di luce - da far impallidire qualsiasi arlecchino di passaggio.
e poi succede anche che, in mezzo a tutto quello sventolio di bandiere, a quel formicolio brulicante di arti, mani e teste assortite, ad un certo punto preciso, si levi in alto un braccio minuto in cerca di attenzione. silenzio – il silenzio di novantanove cori 99 insieme.
e respiro.
uno.
due.
tre.
quattro.
e poi fiato – il fiato di novantanove cori 99 insieme.
e quello che ne esce non è semplicemente l’espressione del verbo cantare. è un respiro unico, profondo e primordiale, come un caldo abbraccio rassicurante. roba che persino il vento si è fermato a gustarlo per il suo giusto tempo. ahpperò, dicono sia stata la sua esclamazione poco prima di riprendere la corsa.
e poi capita persino che stummeworte, la prima casa, il sottoscritto e un nutrito manipolo di baldi giovani si ritrovi lì in mezzo a far sfoggio delle proprie ugole, a girar paesini con due chitarre, i bonghi, una tastiera e corde vocali più che agguerrite. era facile notarci: uno strano stormo di puffi striati di giallo che si aggiravano – poco silenziosi, invero – con le loro lunghe tuniche svolazzanti e l’aria canterina.
e pazienza per il tempo invidioso che, deciso a dare anche lui il proprio contributo musicale, si è messo a suonar la rumba con lampi tuoni e grandine assortiti. pazienza davvero, perché quando vedi il coro lituano, in prima fila, cantare saltare ballare, tutti abbracciati, canzoni tipiche piemontesi, tutto il resto non ha di sicuro molta importanza.



si ringraziano per la partecipazione:
ema, stefania f., beppe, giorgia, piermario, chiara (scesa appositamente dalla germania), paolo il presidente, mario, gianluca, valerio, daniele, paolo, liliana, stefania s., ale, anna; marco, sonia, clara, mauri, luca c., fabio, luca p, fra;
renato & maria;
pier + giulia, liliana, marina, sonia's parents, gianca, annalisa;
il pullmista;
verena;
la birra;
i paesaggi trentini;
heidi, leprottin leprottino, la sveglia alle sei meno venti, chi ci ha visti a padova senza che ci fossimo mai stati, la grandine, la presa scart, le grappe, le ragazze alla reception, l'austria, i loacker, la pista da bob, mal di gola vari ed eventuali... e perdonate se mi dimentico qualcosa!!