"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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è interessante notare come la migrazione delle anatre presenti alcune analogie con i flussi migratori umani durante il periodo vacanzifero.
ad esempio.
quando è tempo di partire, le anatre si radunano con i propri simili per poter viaggiare a stormi.
anche gli uomini hanno la tendenza a radunarsi in gruppi compatti di viaggio, benché non lo cerchino appositamente: è il fenomeno delle partenze intelligenti, per cui ognuno, intelligentemente, tende a partire ad orari improbi per evitare il traffico e poi succede che, intelligentemente, ci si ritrovi tutti intasati 50 km più in là. (prima lezione: contrariamente al senso comune, l'uomo è un parente più stretto del pollo di quanto non possa sembrare l'anatra)
poi.
le anatre si affidano ad un capostormo che le guidi verso i paesi caldi. durante il tragitto si accodano una all'altra per superare il problema delle correnti d'alta quota e viaggiare più veloci.
gli uomini si affidano per lo più ai gprs che disegnano per loro traiettorie sempre uguali. quando si trovano in coda, bestemmiano allegramente. per fortuna, la selezione naturale ha provvisto l'uomo del dono dell'intelligenza, per cui, intelligentemente, gli uomini cercano vie alternative e poco battute. Risultato: la coda si sposta, non si elimina. (seconda lezione: mai accettare regali da nature sconosciute)
infine.
gli uomini, una volta arrivati al loro luogo di villeggiatura, tendono a passare la maggior parte del proprio tempo immobili al sole, al preciso scopo di rosolarsi e arrostirsi per bene. il fatto che di frequente adoperino appositi oli è indicativo della profondità delle loro intenzioni.
anche le anatre finiscono spesso arrosto, ma per cause per lo più indipendenti dalla propria volontà. (terza lezione: l'uomo discende veramente dal pollo e ne conserva ancora certe caratteristiche salienti, checché se ne dica)
vabbè, consoliamoci.
musica, maestro, musica di stagione.


Il titolo originale è "Il palazzo di Babele", alla voce e ai suoni non un gruppo di matematici fumati, ma i Gang - che han fatto anche e soprattutto roba molto più seria, tipo combat folk... Ma stasera è così, è tempo di numeri: li dò.
E soprattutto, nessuna garanzia che siano proprio quelli vincenti.

Nel paese degli uomini piccoli c’è un palazzo di nome Babele: per un giorno o due ci abitammo e dall’uno sussù fino al dieci imparammo a contare cantando...
UNZE DUNZE TRENZE QUARA QUARENZE MERA MERENZE RISSE RASSE DIECI!!
UNZE DUNZE TRENZE QUARA QUARENZE MERA MERENZE RISSE RASSE DIECI!!
UNZE DUNZE TRENZE QUARA QUARENZE MERA MERENZE RISSE RASSE DIECI!!
Uno zingaro esquimese nel cassetto aveva un prato, due toreri magrebini un po’ d’erba gli hanno fumato. Tre fachiri campesini saltano sul pavimento con quattro frati indiani son tutti fuori da far spavento.
Gira gira e fai la ruota, gira e gira e fai la festa che a forza di ruotare ti girerà un po’ la testa.
Cinque rasta di Treviso fanno insieme un‘orchestra, sei vatussi di Ragusa lanciano fiori dalla finestra. Sette bonzi portoghesi han bevuto l’acquaragia, otto indù giapponesi cantano forte la cucaracha.
Gira gira e fai la ruota, gira e gira e fai la festa che a forza di ruotare ti girerà un po’ la testa.
Nove piani e ancora uno di canzoni balli e vino, dieci piani sotto il cielo che grande festa che bel casino.
Gira gira e fai la ruota, gira e gira e fai la festa che a forza di ruotare ti girerà un po’ la testa.
Gira gira e fai la ruota, gira gira girotondo che a forza di girare faremo insieme un altro mondo.