a me piacciono gli anfratti bui delle osterie dormienti, dove la gente culmina nell’eccesso del canto, a me piacciono le cose bestemmiate e leggere, e i calici di vino profondi, dove la mente esulta, livello di magico pensiero. troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto malvissuto e scostante, indenne, meglio l’ubriacatura del genio, meglio sì meglio l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite; io amo le osterie che parlano il linguaggio sottile della lingua di bacco, e poi nelle osterie ci sta il nome di charles scritto a caratteri d’oro.

con la gentile collaborazione di alda merini, un fotografo ignoto e tanto tanto dolcetto