"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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I. (andata)
viveva un tempo in quel di siracusa
cotal damocle, noto adulatore,
che un dì si parò avanti al suo signore
a proferir in questa guisa: “musa
mia, quanti onor porta a chi lo usa,
il potere, ché invidia il servitore
crogiolarsene il tempo d’un bagliore.”
“così sia!”, e ordinò per quella scusa
banchetti e donne degni di un tiranno.
ma la gioia ha il periglio per tracollo,
così damocle, accorto dell’inganno:
“ohibò!”, esclamò, goduto e satollo:
“…dò forfait!”, s’alzò lesto dallo scranno
quando vide la spada sopra al collo.
II. (ritorno)
si fè damocle indietro per dispetto:
tre elmi in capo, uno scudo e strafottente
chè il potere ha un effluvio persistente
se ronza in testa peggio d’un insetto.
ma il politico, uomo d’intelletto,
la lama tolse, non più sufficiente,
e un pachiderma, s’inventò, pendente
sopra al trono, lì giusto sotto al tetto.
“deh, comando!”, allor disse quel tapino
“invece muori!”, e come per d’incanto,
troncò con forbici, corda e destino.
rumor di gran fracasso fè lo schianto:
ecco damocle reso a spezzatino,
compatto come un libro tanto quanto.

