"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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il sofiaforo è un animale strano.
quindi, è fermamente convinto di essere l’unico esemplare della sua specie. cosa alquanto particolare, ne converrete, perché non ci si spiega, tra le altre cose, come mai possa fare nel propagare la sua genie in saecula saeculorum.
ed è anche piuttosto permaloso: mai dirgli che, sparsi qua e là, se ne possono incontrare altri esemplari. imitazioni: e pure piuttosto mal riuscite… e mai metterli insieme nello stesso recinto: si corre il rischio che se ne escano subito e indispettiti per timore delle beccate avverse.
il sofiaforo, peró, di tanto in tanto, si affaccia alla finestra della sua tana, il piú delle volte ad orari fissi con la precisione cronometrica di chi ha delle urgenze da compiere e nessun motivo valido per rinunciarvi. e poiché il sofiaforo è anche furbo e temprato da anni di auto evoluzionismo e un poco esibizionista, sa sempre scegliere il momento preciso migliore per le sue sortite: quando il pubblico pagante dello zoo si raduna in massa nelle prossimità del suo nascondiglio, neanche troppo nascosto, a dire il vero. ed è allora che, di preferenza, il sofiaforo fa udire il suo caratteristico verso.
il sofiaforo sa venire incontro alle genti: per timore che nessuno possa comprenderlo, imita i suoni del pubblico adorante.
l’ultima volta che l’han sentito versificare, il sofiaforo ha fatto rimare tolleranza e malcelata sopportanza, rispetto altrui e tanto ha ragione lui, perché il sofiafero soffia verso ”sé solamente e almeno in terza singolare.
l’ultima volta che l’han sentito pontificare, il sofiafero ha udito altri versi che non gli sono piaciuti punto: allora, sbadigliando allegramente, ha rinchiuso la finestra della tana, dove resterà a lisciarsi il pelo per l’uscita della prossima settimana.
amen.


a me piace soprattutto come frase in sé, nuda e cruda. che si mastica bene in bocca e lascia un buon sapore anche in testa)


kaputt!!, fece fare alla tela e se ne andò
ad inventare, ad astrarre, a fare arte
nuova e affamata. musicale, quasi, che
dodecafonia pittorica, dissero in giro, così tanto per dire.
il cavaliere azzurro, dinamico e spirtuale,
nutrì se stesso di colori, forme e loro armonia.
siano le superfici, le linee e i punti e nient'altro.
kaputt!!, fece fare alle tele e a chi ci stava dietro.
improvvisazioni allo stato brado,
jawohl!

