"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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gli antipodi
fuga
l'imboscata
l'assenza di gravità
cilindrico quanto basta a scivolar via con la razione giusta di scossoni, da mare forza 4, direi.
mi disegnerò un cappello sulla testa - modello da scegliere a seconda delle lune -, per tenere capelli e metafore ben al caldo. istruzioni per l'uso: da levarsi solo al culmine di un qualche stupore genuino, possibilmente regalato e non ancora scaduto.
per questo mi porto dietro una sedia, per aspettarlo e riconoscerlo senza ombra di equivoci, che si sa quanto fretta e miopia siano scomodi allo scopo.
e intanto raccolgo paglia da nido, per quando sarà tempo di tuffarcisi sopra in compagnia. (evitiamo possibilmente incendi per diletto; ad accender fuochi, ho sempre preferito il metodo dei legnetti)
io picasso,
io braque,
io léger,
io gris,
noi, novelli oculisti all’occorrenza prestati a diventar pittori, abbiamo forgiato occhiali nuovi per farvi vedere l’idea di mondo che ci frullava davanti alle orbite, perché le vostre pupille, abituate a copiare, inventassero i propri mondi sui quali guardare.
facile e scontato, seguire la legge degli occhi: vedete e capite. ma non si scappa mai, dall’angolazione precisa che vi siete scelti. limite, sì: è solo un punto di vista, unico ed esatto. privilegiato, per questo. noi, invece, quello che abbiam messo su, è un balletto di visuali diverse, un rondò di fotogrammi catturati nello stesso istante e tutt’intorno al soggetto. si invitano le signore e i signori a compiere un tour virtuale ad angolo giro della realtà, ma stando sulla superficie di una tela. di fronte all’assolutismo della prospettiva, vi proponiamo la democrazia dei punti di vista differenti e il comunismo ideale tra di loro: nessuno emerge, tutto concorre.
ci siam immedesimati in mosche ed abbiam visto con i loro occhi. siam stati al luna park, nella galleria degli specchi deformanti, è ci siam visti da fuori come saremmo stati. siam stati scienziati e ogni oggetto lo abbiamo, prima, vivisezionato con interesse e poi, senza anestesia o preavviso alcuno, ve lo abbiamo ricomposto sulla tela, cercandone le caratteristiche descrittive salienti e ammucchiandone le visioni parziali a ragione del solo nostro gusto estetico. le istruzioni per l’uso corretto e abituale della vista, le abbiamo definitivamente smarrite, come mappe troppo imprecise per avere una qualche utilità di itinerario.
provate voi, a raccontarlo - un oggetto, un paesaggio, un viso qualunque –, provateci davvero, a raccontarlo, a due dimensioni e senza farvi sfuggire un solo dettaglio per non comprometterne l’essenza di sé stesso. descrivetene i piani che lo generano, le linee di composizione, i volumi che lo rendono immerso in uno spazio fisico ben reale. ma noi sappiamo, ogni superficie è un pezzo di storia a sé, che cambia a seconda di chi guarda e da dove. per cui, scomporre, scomporre, scomporre: questo il nostro credo. la geometria della scena, in primis. ogni cosa, ve la presentiamo seguendo i volumi, i piani perpendicolari e paralleli che si rincorrono, si intersecano, si mescolano, si scivolano addosso e la ricomponiamo per i vostri occhi, così come non siete mai stati abituati a vederla. per noi, il valore realistico di un’opera è completamente indipendente da ogni principio di imitazione: come a dire, il realismo pittorico è come si organizzano simultaneamente le qualità plastiche del soggetto.
certo, non è cosa facile, al primo impatto. certo, bisogna interpretarli i segnali, studiarli a fondo e combinarli per bene una volta osservati. certo, vuol sicuramente dire non lavorare più tanto di occhi ma di cervello. the senses deform, the spirit forms. niente fisica dei sensi, potere all’intelletto.
lo ammettiamo: a volte si è proprio esagerato, nei nostri puzzle descrittivi: noi che volevamo farvi toccar con mano la realtà completa, ci siam ritrovati davanti a qualcosa di molto simile all’astrattismo. troppa analisi, d’accordo: abbiam scoperto che un soggetto non può essere la somma esatta dei suoi pezzi sparsi. più sintesi ci voleva: creare sulla tela forme geometriche semplici variamente composte, disposte ed orientate, e far sì, stavolta, che siano loro, in un secondo momento, a dar suggerimenti sugli oggetti reali. quindi, non più copia presa a prestito dal reale, ma solo concetto formale dipinto.
poi, vedete voi come funzionano le cose qui. ci sentiam figli del nostro momento storico, applichiamo di par nostro le scoperte dei nostri anni (ogni punto di vista è relativo: tenendo fermo il tempo, lo spazio e la sua luce sono variabili (einstein, o circa, 1905). ogni oggetto, poi, è componibile o scomponibile in scivolamenti di piani, volumi e linee in modo discontinuo ed emette queste radiazioni per quanti, cioè precise quantità di visibile finito e discreto (planck, teoria dei quanti, 1901)). addirittura, preconfiguriamo e anticipiamo la musica dodecafonica (schoenberg, 1927) e rivoluzioniamo l’arte un po’ come heiesenberg, pauli, schroedinger e genia varia stavan facendo con la fisica tutta da lì a vent’anni. noi, si diceva, che abbiam pensato a far esplodere mentalmente gli oggetti per pescarne visioni utili a capirli per davvero; noi che ci siam applicati a dilaniare anche il nostro ego pittorico per essere più dappertutto a seconda della personale sensibilità estetica; noi, che ci siam fatti schegge per necessità d’arte; a noi han davvero fatto a pezzi con la scusa della guerra mondiale.
ma gli occhiali, quelli nostri brevettati, son sempre a disposizione degli spettatori di buona volontà.
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| pablo picasso, les demoiselles d'avignon | georges braque, guitare et compotier |
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| pablo picasso, maisons sul la colline | georges braque, femme à la guitare |