"Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole"
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Un uovo.
La bocca che è uno stupore.
La faccia dell’uomo che urla da Munch.
Il monocolo.
Una qualsiasi ruota. Che rotoli o stia ferma, tanto è lo stesso.
Un bottone. E a volte anche la sua asola.
La luna, quando è in forma.
Il sole che lo è sempre.
Le luci del semaforo.
Una o.
Il cerchio dei domatori. Con il fuoco, se vogliamo più scenografia.
La palla del cannone.
Le biglie.
Renato.
Il piatto dove mangio.
Un frisbee. E le stesse considerazioni della ruota.
Il volante. O meglio ancora un timone, ma senza maniglie, magari.
Parentesi aperta e parentesi chiusa. Così più o meno, ().
L’apertura di una tubatura. Non è necessario che sia quella della sigla dei film di James Bond.
Un pallone. Escluso il rugby, ovvio.
Pac-man quando non ha la bocca aperta.
Uno smiley.
La pancia di una donna incinta.
Un’arancia una mela una zucca un ravanello. Et similia.
Un pianeta.
Una stella. O anche solo la sua approssimazione.
…
…
…
E non mi sembra poco. Di sicuro, più di zero.
Immagine di Matt McDonnell

Una pianta, non inaffiata, muore.
Una parola, non usata, muore allo stesso modo.
Emily Dickinson diceva:
"A word is dead / when it is said / some say. // I say it just / begins to live / that day"
Una parola ha bisogno di aria. E di movimento. Se le si atrofizzassero le lettere, come potrebbe reggere il peso di una pronuncia? Niente più turismo per il mondo, di bocca in bocca...
Ogni lingua è un organismo vivo, soggetto all'evoluzione. Si adatta all'ambiente in cui si trova a vivere con i mezzi migliori che la sua fantasia riesce a sviluppare. Ma lascia qualche scoria dietro di sè. Da riciclare.
Mi piacerebbe creare il Giardino dei Vocaboli Ritrovati. Non un posto di nicchia per parole pigre e snob che trascorrono serenamente gli anni della vecchiaia in attesa che il Sommo Bianchetto le cancelli dal dizionario. No. Ho in mente un luogo di ritrovo dove i termini in disuso possano ancora mantenersi in forma e sentirsi utili alla ricchezza di un lessico. Un luogo ovviamente aperto al pubblico dove, chi vuole, può adottare una parola personale e portarsela a spasso nelle proprie comunicazioni. Non ingombra, non inquina, non costa nulla.
ADOTTA UNA PAROLA. Adotta un ricordo. E le regali, se non la giovinezza, almeno la sua reale illusione...
Io ho deciso che mi sarà compagna la parola "rutilante" e mi impegno ad usarla almeno una volta da qui alla prossima settimana.
Che parole adottereste voi?


Il giocoliere di parole sta già scaldando le mani.
Il domatore di verbi schiocca le fruste per il numero con le sue belve più feroci, i congiuntivi.
Qualche trapezista volteggia passando da una subordinata all’altra con sprezzo del pericolo e senza reti di emergenza.
Il lanciatore di frasi intaglia il suo bersaglio disegnando le sagome dei concetti.
E poi mimi, clown, gli acrobati tutti, il mangiafuoco e all’occorrenza, se capita, varie ed eventuali, per i vostri occhi curiosi.
Vecchi, donne, uomini e bambini, ingresso libero. Per i militari, prezzo doppio, chè da qualche parte bisognerà pure guadagnarci.
Affrettarsi, affrettarsi!! Posto ce n’è stato, ce n’è e ce ne sarà, a iosa e anche a cagiosa, per chi vuol seguirci, unirsi, dilettarsi nello spettacolo.
Nel lampo breve di un’istante, forse era solo un’illusione, l’uomo sparato dal cannone ci aprirà le danze, gentile pubblico…
Inchino.
